Donna prete lesbica si sposa

 

Mi hanno martellato con questa notizia. Mi hanno mandato tanto di fotografia: due donne coniugi, uno dei quali prete (anglicano), Che bello!!!

Ma siamo davvero così fatui da occuparci di questi fatti?

Intanto qui la pubblichiamo per un solo motivo: per denunciare questa benedetta-maledetta fregola del sensazionale, quando riguarda i preti, anche se non sono della nostra chiesa.

Vorremmo che la si facesse finita con questa attenzione morbosa verso la trasgressione. La quale ha la forza mediatica perverso di fare notizia.

Lesbiche o gay, non è che non ci importi delle difficoltà di esserlo coram populo (= davanti a tutti). Se poi ad avere un tipo di sessualità diversa è un prete, ed il coram populo è ancora più problematico, ce ne dispiace. Ma quale è il rimedio contro la soppressione di un tabù? A tenerlo nascosto, il tabù si rafforza, ad esibirlo, si rafforza. Ad introiettarlo, e perciò a seppellirsi abbracciati al  tabù, non solo non si cura la società, ma la si fa divenire ancor più pretenziosa.

Allora?

Temiamo di ripeterci. Ma ci sforziamo di spiegarci.

I tabù storici sono stati superati mediante la loro trasposizione in fattori collettivi innocui, ma altrettanto incisivi, forti. L’arte soprattutto ha assorbito in sé elementi paurosi – non ultimo il senso di colpa nei riguardi del genitore con cui competere – in dramma (tragedia, ma anche commedia), e assistervi immedesimandosi è liberatorio. Anche il culto dei morti ha reso tollerabile il destino dei «mortali». I grandi giochi collettivi, le cerimonie religiose, eccetera, assorbono tanta nocività e resituiscono energia positiva.

Possibile che non si riesca ad esorcizzare la paura del diverso in campo sessuale? Non si tratta di dare un giudizio di valore – «è male», oppure «è bene», o anche «è indifferente» -, ma di inserire la diversità sessuale nel quadro delle cose possibili, «naturalmente» possibili, senza partire da preconcetti giudizi di sorta. Ciò che «c’è» ha una sua ragion d’essere; e sta a noi far sì che dia il miglior frutto per quello che è.

Capisco l’obiezione: E’ giusto tollerare ciò che proviene da una stortura morale?

Proprio in questo salto dal dato di fatto al giudizio morale è tutto l’inganno. Il tabù  è frutto di paura, SEMPRE. La diversità in campo sessuale ha bisogno di essere collocata nelle alte sfere della sublimazione che la consacra, o di essere stigmatizzata come Male.

E’ mio parere che i due fenomeni, esaltazione e disprezzo, abbiano la stessa matrice. La società si difende dal collasso sempre in agguato, controllando la sessualità, la quale assicura il controllo degli istinti e la continuità della specie. L’omosessuale rappresenta la depravazione da entrambi i punti di vista….

Per tornare alla donna prete-lesbica, i due poli, sacralità e dissacrazione, invece di divaricare, convergono. Cosa c’è di meglio per gli amanuensi del tabù sessuale, che trasformare lo scandalo in spettacolino fruibile a costo zero? Il teatro con l’arte fa spettacolo per sublimare, lo scandalismo comaresco fa la smorfia e la buffonata dello spettacolo….        

A. R.