Riprendiamo qualche lettera
della corrispondenza con
suor Eustochia, avuta qualche anno faChiarisce alcune idee
10/12/01
Cara Suor Eustochia, voglio farti una domandina semplice semplice: E' vero che siamo delle consacrate, o no? Tu non ci parli mai della cosa più bella: essere donate cuore, anima e corpo, immolate all'amore di Cristo. Dicci come possiamo essere Faro per la gente. Non preoccuparti troppo di chi ha la testa balzana e pensa ad essere suora a metà. Il bello del dono di sé è la totalità della donazione. Unica preoccupazione dovrebbe essere come amarLo sempre più e irradiarLo agli altri, in questo mondo perverso.
Che ne dici?
Attendo una risposta… Mi firmo col nome di suor Angelica
5/1/02
Cara suor Angelica, in verità, molto simpaticamente, tu non dici la verità… tanto per scherzare un po’ con le parole…
Io ho parlato spesso della nostra vocazione, dell’esigenza di rispondere alla nostra vocazione in modo “totale” , come tu mi scrivi. Non ho mai esortato a vivere il nostro essere suora “a metà”. Tutt’altro! Ma è proprio qui che i nostri paradigmi sono diversi. Per me, che cerco di vivere la mia vocazione a Dio e ai poveri in “totalità”, l’essenziale è “guardare fuori” dall’istituto non per mondanità, ma per presenza al nostro tempo. E’ in questo oggi che la nostra “consacrazione” va vissuta ed è qui ed ora che Dio ci chiama a rinnovare il nostro “modello” e il nostro amore. In questa ricerca di capire i “segni dei tempi” spesso le idee “balzane” sono assai più profonde e sane di quelle “ufficiali” perché pongono interrogativi rimossi o dimenticati. Non voglio sacralizzare nemmeno le persone e le idee “balzane” ma occorre “tutto valutare e ritenere ciò che è buono”, come scriveva Paolo ai Tessalonicesi.
E poi tu la fai forse troppo semplice, cara suor Angelica. Chi ha la testa balzana? Chi è che è bizzarra e stravagante? Qual è il criterio per queste valutazioni? Di Gesù, come riporta il Vangelo di Marco, si disse che era fuori di testa, fuori di sé. Nelle mia lunga vita di religiosa ho notato che questo linguaggio “liquidatorio” e sommario spesso è una maniera, nemmeno troppo velata, per squalificare le persone che portano domande, problemi, inquietudini e proposte destabilizzanti rispetto al cosiddetto ordine stabilito. Sovente in istituto, se non sei obbediente in tutto, diventi presto una suora di seconda classe.
Ma anche la tua idea del “faro per la gente” non mi convince. Tu potresti citarmi delle metafore bibliche ben note che troviamo nel Vangelo di Matteo (5,14–16), ma i diversi contesti esigono un circuito ermeneutico, una interpretazione assai più sorvegliata.
E se dimenticassimo quel pizzico di presunzione che può far capolino in noi nel pensarci come un “faro” e fossimo semplicemente “mendicanti” della luce di Dio che può, per Sua sola grazia, passare da noi ad altri? Spesso mi è toccato constatare che i giorni in cui mi sentivo la vocazione del faro ero una lampadina spenta. Oggi non nascondo quell’ eventuale raggio di luce che Dio mi dona, ma l’idea del faro si è totalmente allontanata da me. La “causa” del Vangelo forse oggi ha soprattutto bisogno di persone che si facciano compagne e, strada facendo, con la vita, la preghiera e la parola siano umili ed audaci testimoni dell’amore di Dio.
Non pensare che questa diversa concezione della mia vocazione di donna cristiana e di suora comporti una diminuzione di entusiasmo. Credo di poterti dire, in tutta sincerità, che io sono più appassionata, più convinta, più innamorata della mia vocazione ora che non 46 anni fa. Non sto dicendo che sono buona: sto ringraziando Dio che mi ha fatto crescere dentro la consapevolezza del dono ricevuto e mi ha aumentato l’entusiasmo. Oggi risceglierei con tutto il cuore di farmi suora… anche se non ho avuto mai nessun “grado”……
Hai ragioni da vendere quando parli di “questo mondo perverso”, così perverso e seduttivo che, con il suo spirito di vanità, di comodità, di potere e di denaro, si è insediato anche in ampi “territori” delle nostre chiese e delle nostre comunità.
Eppure, ricordando il libro di Giona, se vuoi vedere uomini e donne che cambiano la loro vita, occorre andare a Ninive, cioè camminare per le vie del mondo. Nonostante tutto il male, Dio ama questo mondo e noi in esso. Se non ci sorreggesse questa fiducia, saremmo perse, tu ed io per prime.
Quanto amore c’è nel mondo, nelle chiese, nelle religioni, anche nei nostri istituti. Anche questo va detto e sottolineato. Con questa fiducia tu e io ci alzeremo domattina, se Dio vorrà, per continuare il nostro cammino. Cara Suor Angelica, le tue domande mi hanno sollecitato a riflettere. Non voglio convincerti: voglio solo dirti che quando cerchi di vivere il più intensamente possibile la tua vocazione, la tua consacrazione, puoi sentirti mano nella tua mano.
Possono essere diverse le nostre teologie, ma certamente ci lega un identico, forte, fortissimo desiderio. Prega per me. Ti invio un saluto affettuosissimo.
Suor Eustochia.
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25/11/01
Alle simpatiche donne così e un pensierino a suor Eustochia
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Sono molto curiosa di vedere dove vuoi andare a parare. Mi pare, mia Suor Eustochia che sei una ex-sessantottina, che per buona sorte sei anche saggia. Ma vedi, la vita religiosa come la presenti tu è un idillio, non è una cosa di questa terra. Ma immagini tu che succederebbe se ci fossero suore intraprendenti come quelle che descrivi tu? Non tutte hanno la maturità di servirsi della libertà senza abusarne. Mi costa che alcune suore escono per farsi la passeggiata, per andare a prendersi il gelato, ecc.ecc. Non che in questo ci sia male, ma si comincia così e poi si finisce col gustare l'aria di fuori e col considerare la casa religiosa un ambiente troppo stretto. Ascolta un mio consiglio, non suggerire di fare cose di nascosto della superiora, altrimenti finisce che l'istituto diventa la torre di Babele. E poi i libri che consigli… Sai che ho provato a comprarli (sono l'economa e ho potuto farlo, sempre col permesso della superiora)? Sono belli, ma per certe suore sono più nocivi che di aiuto, almeno qualcuno. Invece mi piace tanto quando parli dell'amore di Dio, della centralità di Gesù nella vita della suora, perché, hai ragione in questo, spesso pensiamo più alla nostra istituzione (nemmeno alla chiesa) che a Colui di cui ci siamo innamorate da giovani ferventi. Com'è brutto quando lo spirito si inaridisce! E tu in questo sei brava a mantenerti fresca.
Vedi che sono sincera? Ti dico il bene e il male, anche perché io ho esperienze negative di consorelle che per troppa libertà hanno persa la vocazione
A te e alle buone curatrici del sito, un affettuoso abbraccio, N.N.