Il Dibattito Arcobaleno continua ad offrire stimoli e a chiedere interventi

 

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Dal libro di Ausilia Riggi “Oltre il Nulla”

 

La difficile dialettica individuo-istituzione

Il grande sogno biblico "e tutti saranno profeti" è utopico, ma proprio per questo sanamente efficace per chi sa vivere la storia con uno sguardo oltre la storia stessa, e nel medesimo tempo si propone di attraversarla. Bloch ha studiato bene il fenomeno e ha offerto alla nostra riflessione elementi per capire, e quindi rendere perenne, il dinamismo creatore, capace di attraversare le rigidità istituzionali e di non disperdersi in rivoli particolari destinati al ristagno perché non fatti fluire nel grande corso della Vita.

La cautela che vogliamo usare consiste nello spostare l’ambito della ricerca: chiedersi, non se le istituzioni abbiano motivo di esserci, o se è il caso di rinnovarle (come è avvenuto periodicamente), ma se siamo capaci di inventare una dialettica individuo-istituzione, che sia incessante stimolo all’uno e all’altra.

Individuo e istituzione, non sono né assimilabili né tali da essere inglobati da una parte sola.

L’individuo che salva tutto ciò che in lui c’è di nuovo e creativo, porta nell’istituzione il seme del rinnovamento. E l’istituzione deve saperlo valorizzare se vuole, non tanto salvarsi, ma essere utile allo scopo per cui è nata. Altrimenti è meglio che si dia avvio ad altre forme, purché queste si avvalgano a loro volta dei motivi per cui anch’esse sono nate. L'amalgama delle parti nel tutto di cui si fa interprete il potere sacro, non soltanto crea una tacito consenso collettivo, ma lo sorveglia con sensi di colpa che invocano la propiziazione e l'espiazione. Credenze e ritualità istituzionalmente normate, riescono ad assorbire e a sanare, con strumenti stabili, da rinnovare periodicamente, la lacerazione tra la parte meno evoluta della biologia a quella che la trasferisce in uno stadio di superiore appagamento.

Il risveglio della coscienza individuale e la possibilità di stabilire rapporti di fratellanza sono frutto di una maturazione di millenni, lenta e non sempre lineare. E pare che il processo di trasformazione avvenga nel discostarsi dalla proposta religiosa, addirittura contro di essa. E' difficile sviluppare un senso di responsabilità e sensibilità di carattere morale che sia autonomo dalle etiche religiose.  L'ombra degli altari tiene a riparo leggi e istituzioni che si fanno risalire a Dio. Anche nelle cosiddette società primitive è sempre il sacro che lascia avviluppate le coscienze, tanto da non avvertire o almeno da subire senza spirito critico poteri oppressivi e forti della investitura divina.

Invece, e cercheremo di dimostrarlo, i valori dello spirito ignorano appartenenze assolute, tanto più se mantenute con regole e attese umane. In una società svincolata da caratteri sacrali, non dovrebbero esistere divisioni nette tra chi ama Dio in uno stato di vita "a statuto speciale" e chi ama Dio in un altro stato. In un cristianesimo che ha inaugurato l'umanesimo storico più incisivo che la storia abbia registrato, la santità di vita non sopporta categorizzazioni di sorta (pur nella diversità delle funzioni da esercitare).

L'eremita o il monaco sono sempre stati esemplari di sovversione sociale nel senso migliore del termine, in quanto contestatori dell'ordine sociale costruito e custodito severamente ai fini della conservazione dei pilastri su cui si regge la vita associata. Le aggregazioni delle persone che contestano i limiti intrinseci ad una società decadente (soprattutto quando in essa si vogliono contenere gli elementi di disfacimento con costumi e norme inamovibili), dovrebbero offrire dei nuovi modelli di convivenza caratterizzati da forti pregnanti elementi utopici. La sfida di tanti monasteri di ieri e di oggi, "pagani" e cristiani, consiste nella capacità di dar corpo al grande sogno umano di trascendere i limiti umani propri dell'egoismo connaturato nei singoli e nei loro rapporti. Le varie forme di vita castigata e celibataria sono dettate da questa esigenza di aggancio al trascendente in opposizione alla vita umana chiusa nel cerchio dell'animalità. Ma, così facendo, i limiti umani vengono ingabbiati nella legge anziché liberati: l’esigenza della legge è giusta, ma la liberazione dalla legge (cristiana), non ne è l’annullamento, bensì il superamento.

 

L’utopia come via di liberazione

Le Utopie vanno bene se scritte sui libri. Quando si realizzano è tutt'altra cosa.

In chi è considerato tutt'uno con il sacro, le stesse specificità individuali assumono un significato che lo trascende come persona. E' l'elemento sacrale che viene celebrato in lui, divenuto simbolo vivente di un potere dal volto amorevole, compassionevole, lievito che fermenta di speranza tutta la massa. L'individuo è trasparenza del sacro attraverso la categoria a cui egli appartiene. La categoria precede l'individuo.

Nel caso in cui sono persone laiche a farsi promessa di bene per gli altri, il cammino di marcia all'inseguimento del sacro avviene all'inverso: siccome il sacro si può individualizzare in persone eccezionali, non conta la categoria, è l'individuo a staccarsi dalla categoria e ad acquisire la celebrità per se stesso.

La personalità di rilievo dentro le categorie religiose, le rafforza. Più i caratteri individuali emergono nell'ambito di esse, più si ispessiscono i condizionamenti per gli altri membri dello stesso ordine a cui appartengono. Madre Teresa è la suora santa per eccellenza, e la miriade di ammiratori celebra la santità della suora che ha nome Teresa; però ci sono migliaia di sue figlie che si spendono nelle stesse cose fatte da lei, ma è la categoria inventata dalla protagonista a contare. Diana è principalmente la principessa Diana, non rappresenta le principesse, rappresenta se stessa.

La sacralità riveste individui che contano come prototipi, mai individui che contano per se stessi. Le onorificenze sacrali non sono per l'individuo sacro ma per il suo ruolo sacro (detto in estrema sintesi).

(continua)