Una donna provata

 

08 Giugno 2005

Caro Ernesto,

grazie per le tristi notizie che mi dai. Mi dispiace veramente tanto per X.

Ora lui, si, sarà tranquillo! Sono uomini immaturi e incapaci di crescere e di amare. Invece di mettersi in discussione, si parano dietro il loro "abito", e ricevono il perdono da un altro prete come loro, che si complimenta per non aver ceduto alla tentazione... così si sentono pure santi!

 Purtroppo di uomini come questo e altri di mia conoscenza ravvicinata, nella Chiesa ce ne sono parecchi, credo.. . ahimè... e benedetti dall' alto! E per "alto" non intendo certo Dio!

Ti confesso che dopo tutte le mie esperienze ho una confusione tale in testa e una rabbia interna contro la chiesa che considero ipocrita.

Non riesco più neanche ad andare a Messa. Desidererei potermi nutrire del corpo di Cristo, ma quando penso al "contorno" sto male!

Un insieme di perfetti sconosciuti che si stringono la mano in segno di pace. La suora che prima della messa ti fa fare le prove di canto come all'asilo. Un prete (uno vale l'altro, almeno qui da me) che fa le solite prediche bacchettone mescolate di misericordia e che parla dei cardinali che in Vaticano soffrono per le guerre nel mondo... che le suore sono le donne ideali, e altre amenità...

Sono nauseata! Non sopporto neanche l'ambiente parrocchiale ipocrita, specie di quelli che si sentono superiori agli altri, e non parlo solo dei preti ma dei laici che spesso e volentieri sono più clericali dei preti.

 Scusami lo sfogo, ma sono cose che dico spesso anche al Signore chiedendogli che mi liberi da tutta questa amarezza per poter vivere le cose con sereno distacco!

 Ti saluto affettuosamente, Marisa

Una risposta

Penso che Ernesto avrà risposto a Marisa, ma mi aggiungo anche io per esprimere un parere su quanto afferma e per invitarla ad una visione più serena della sua vita.

Sì, cara Marisa, la cosa più importante è che tu torni ad avere a tua serenità.

I giudizi del tutto negativi sui preti e sulla chiesa sono frutto di esperienze negative, che conosco e addolorano anche me. Di fronte a chi soffre, come te, non oserei mai pronunziare condanne per i giudizi che esprimi, anche perché purtroppo ciò che dici è vero, anche se non generalizzabile.

Se ti senti delusa dalla chiesa e vacilla anche la voglia di pratica religiosa, trattati con un pizzico d’ironia: ci sei cascata dentro di brutto con esperienze che mai ti saresti sognata di fare, e ora non stare a roderti il fegato per le miserie in cui ti sei imbattuta. Ogni volta che pensi al marciume che hai toccato con mano, l’unico rimedio è stare alla larga, come fai. Pazienza che ne patisca la pratica religiosa, ma hai bisogno di immergerti nel fiume Lete della dimenticanza…

Vorrei suggerirti di pensare al Pane e non al contorno; o almeno al Dio invisibile che c’è dentro di te, col quale puoi dialogare quanto vuoi. Non è uno sfogo a vanvera, ma un colloquio più reale di tutti quelli che facciamo comunemente; la realtà di Dio è nascosta perché  preziosissima e appartiene ad una dimensione superiore.

E sulla chiesa che dirti? Non occupartene, almeno per ora. Sta pure lontana.

Sai a che cosa penso quando mi incontro con tanti che muovono critiche contro di essa altrettanto severe come le tue? Tali persone non sono sufficientemente libere da una certa influenza che esercita il soggetto-chiesa su di loro. Infatti perché tanto pathos nel condannare? Vorremmo convertirla? Vorremmo il miracolo di un cambiamento a 360 gradi? O sfogarsi-contro fa bene?

Non so. A me pare che quando si vedono delle negatività, bisogna cercare Altro, e non accanirsi-contro. Lo dico, più che per te, per tanti che sembrano fare il terno al lotto per ogni errore commesso da questo o quel cardinale, eccetera.

Cerchiamo punti di riferimento alternativi. E poi, se sarà possibile, pro-poniamo (nel senso di porre-davanti), senza esibizione, i frutti della nostra maturazione: frutti di bene. Produciamone tanti, cara Marisa. Tanti. Dobbiamo riempire di gesti di bontà sincera la nostra giornata. E questo conta più di mille pratiche religiose.

Con ciò non voglio dire che bisogna voltare le spalle alla frequenza dei sacramenti. L’importante è guarire, disintossicarsi; il resto verrà da sé. E se non viene, pazienza. L’importante è non nutrire disprezzo per la pratica religiosa in sé.

Ti ho parlato con immediatezza, dalla sovrabbondanza del mio cuore. Ti sento vicina, perché mi associo ai tuoi disgusti e voglio che tutti coloro che facciamo parte della famiglia “Donne contro il silenzio” ci cementiamo nell’aiuto reciproco.

Ti abbraccio di cuore, Ausilia