Lettera di una donna che elabora il dolore
06/06/05
Grazie.
Grazie per esserci.
Grazie per la speranza che mi hai dato.
Il dolore è ancora presente, ma vivo, almeno vivo! prendo con serenità le mie decisioni, anche quella di non aver nessuno accanto per il momento!
Sarò egoista, ma ora ci sono io.
….. e quando va all'altare si sente pulito e con Dio, mentre quand'ero con lui era tutto pesante! (BOH!) Ora lavora alacremente per la Parrocchia e tutti lo rispettano (sapessero!!!!)
E come se non bastasse....
Apoteosi del tutto, lui è diventato santo, perdonato e amato perché povero....ha sofferto tanto! io.....una povera puttana da redimere!
Che tristezza! Che immensa tristezza!
Come sono deboli, non scelgono mai, fanno scegliere alla donna, non sono capaci di leggere i sentimenti, sono immaturi, Dio è la soluzione di tutto, non loro stessi! Dio è la panacea ad ogni male, non c'è alcun desiderio di evolvere, di affrontare, di bere il calice fino in fondo e di digerire il peso delle proprie inconsistenze!
Comunque sto bene, soffro perché ho amato davvero…
Speriamo che Dio mi dia la possibilità di amare ancora, ma questa volta davvero corrisposta!
Ti abbraccio forte forte
Maretta
Ho sottolineato con il colore blu le frasi in positivo: ce ne sono di utilissime. Noi del sito abbiamo bisogno di queste tue parole per darle come PANE a chi ne è privo.
Dunque per uscire dal ciclone della delusione ci va speranza, capacità di prendere decisioni, soffrire ma cogliere l’elemento positivo della sofferenza (avere amato per davvero), e soprattutto proiettarsi per la possibilità di amare ancora.
Le parole scaturite dalla tua reale esperienza valgono più di mille discorsi.
Che altro ancora chiederti, Maretta?
Lascia stare la povera marionetta. Metterla al ludibrio non serve a nessuno. Serve invece sentirsi fortunati di saper amare e rialzarsi e ricostruire la propria vita e non autoingannarsi con un superamento di superficie e di ipocrisia. Sentirsi fortunati di avere conservata integra la propria statura morale! Non è cosa da poco.
Sono personalmente convinta che, se da queste storie travagliate la donna ne esce capace di far capire - alla Chiesa e… al mondo intero – che cosa significa amare, la pagina nuova scritta da loro non sarà inutile.
Questa lettera lo dice chiaramente. Amare può significare lasciare onori, benemerenze e posti comodi nella vita. Può significare anche rompere un rapporto, non perché cattivo, ma per seguire una strada intrapresa; ma a patto di tener conto dell’altra, se la si è coinvolta, rispettandola, chiedendole perdono, aiutandola al distacco.
Questa seconda via è più difficile? O è migliore, più santa?
Non è né l’una né l’altra cosa; è semplicemente una soluzione possibile. Non c’è enfasi che tenga di fronte a casi vissuti, sofferti con dignità.
Mi diceva, stupendomi, una donna molto valida: «quelli che “escono” sono i più fragili». Risponderei: «Un giudizio di valore non riguarda mai l’oggetto, la materia, ma l’atteggiamento, l’intenzionalità del soggetto. Si può vivere una scelta, apparentemente tacciata come infedeltà, nella fedeltà a se stessi e a ciò che Dio vuole realmente dalla persona; e si può vivere una scelta esternamente e oggettivamente più lineare, pasticciando i propri sentimenti, non facendo sufficientemente chiarezza in se stessi, eccetera. Il banco di prova per dire chi fa meglio, è nei frutti di bene, prima personali, quindi sociali, quindi religiosi».
Come vorrei che colloquiaste su questo discorso fatto, fosse il modo migliore di trarre il bene dal male! ma dopo aver cercato di capire in profondità.
Comunque Grazie, Maretta, per avermi aiutata con la tua lettera. Ausilia
Carissima,
Ho avuto tue notizie da Ausilia e devo dire che davvero non ci sono parole per
definire questa persona ipocrita.
Tutto quello che dici di lui è sacrosanto e credo veramente che esseri simili
sia meglio perderli che trovarli... Certo che quando penso al fatto che vengono
anche amati e riveriti dai parrocchiani mi si gela il sangue...
Comunque è vero. E' meglio aver amato che non aver amato affatto. Se da un lato
queste esperienze ci distruggono, dall'altro ci arricchiscono e ci rendono
coscienti di una realtà che non deve restare sotterranea... Io dal mio canto,
dopo due brutte esperienze ho deciso di essere disponibile, nel limite delle mie
possibilità, in questo settore di povertà nella chiesa. Di essere vicina a chi è
solo e costretto moralmente al silenzio.
Ovviamente la mia piccola esperienza (dolorosa ma arricchente) mi permette di
comprendere a pieno gli stati d'animo e i drammi di chi vive nell'ombra una
storia d'amore "vietata", sia preti, ma sopratutto le donne che sono quelle che
pagano il prezzo più alto.
Ti auguro ora tutta la pace possibile e, quando ti sentirai di nuovo pronta, un
amore autentico da entrambe le parti!
Ora goditi questa libertà ritrovata. Oltre al disgusto c'è però la sensazione di
essersi tolti un peso. Essersi liberati da una palla al piede, perché ad un
certo punto, di questo si tratta!
Le vacanze andasse a farsele da solo, sperando che non coinvolga nella sua crisi
un'altra vittima...
Tua, Joelle