Una lettera di Ernesto
Luglio 2005
Care amiche ed amici di Donne co-si,
come sapete è da parecchi anni che mi occupo di preti che lasciano il ministero o sono in crisi affettiva, di donne che amano un prete o suore che amano un uomo. Cerco da ascoltare, corrispondere, dare una mano. Come posso e come sono capace.
Quello che vi scrivo, ora, però è per me sconcertante.
Il caso. Un prete ed una donna si amano da circa due anni. Ora lei è incinta. Glielo fa sapere. Costui si comporta così: ingiunge che non deve mai uscire il suo nome, esorta la donna ad abortire. Allo sconcerto di quest’ultima in merito alla proposta abortista, egli risponde serafico che non avendo intenzionalità d’avere un figlio, non lo può riconoscere, non lo vuole avere e quindi va soppresso. Del resto, sostiene con la compagna sempre più sbigottita, è una cosa perfettamente rispondente anche alle leggi della chiesa.
Verrebbe voglia di credere che il caso citato me lo sia inventato per una discussione accademica in una piacevole serata estiva fra amici, davanti ad un boccale di birra.
Purtroppo non è così. Il caso è vero, attuale, e la donna in questione sta vivendo momenti drammatici.
Devo ammettere che in questi anni di problemi ne ho vissuti e sentiti tanti, ma questo non mi era mai capitato.
E mi indigna.
La donna mi ha scritto, dandomi l’indirizzo di posta elettronica di questo prete. Al quale ho scritto. Tramite lei mi ha fatto sapere che non si degna di rispondermi. La sua posizione è questa e basta.
Un vecchio proverbio latino dice:”Quod licet Jovi, non licet bovi”: quel che è lecito a Giove (Padre degli dei) non è lecito al bue (cioè ai comuni mortali). Il nostro prete si sarà schierato contro l’aborto, magari in confessionale non assolve una donna che s’accusa d’aver abortito perché ha già 4 figli, una casa piccola ed è rimasta incinta perché il marito l’ha voluta a tutti i costi. Non solo non l’assolve, ma le intima che è incorsa nella scomunica “latae sententiae” (cioè una scomunica che si attua automaticamente quando si commette un peccato grave) che solo il vescovo o il penitenziere del Duomo può assolvere. Ma questo stesso prete, quando la cosa lo tocca da vicino, gesuiticamente arzigogola discettando su intenzionalità o non intenzionalità, paternità responsabile e maternità incidentale.
E’ un mascalzone! Un vergognoso mascalzone che dovrebbe essere immediatamente radiato dal ministero!
Voi sapete che da anni mi batto per il celibato facoltativo e sostengo la non consustanzialità del celibato al sacerdozio ministeriale cattolico romano.
Molti di voi sanno che non sono mai stato tollerante con il prete che ha l’amante e l’amante del prete. Sono infatti convinto che quando nasce l’amore fra un prete ed una donna, questo debba uscire allo scoperto. Assumendosi le proprie responsabilità : tertium non datur. Altrimenti è sesso, non amore. E se il prete ha bisogno di sesso, si deve interrogare sul proprio equilibrio affettivo e non illudere una donna (o un uomo o un ragazzino).
Tutto qui.
Volevo mettervi al corrente di questo caso perché ne parliate con tutti quelli che potete e, se siete credenti, preghiate per lei e per noi che stiamo cercando d’aiutarla. Infatti: parlandone con tutti quelli che potete otterrete che si rompa il silenzio omertoso e forse altri casi verranno alla luce. Pregando per lei e per noi ci aiuterete a trovare il modo di aiutarla ad uscire da dramma personale che sta vivendo.
Grazie
Ciao
Ernesto.