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Povertà:
"Il voto di povertà equivale, facendo riferimento a Michea 6, a quello che
il profeta, in nome di Dio, chiedeva al popolo: praticare la giustizia… La
povertà non s'inventa e la giustizia nemmeno: si fa, imparando a essere persone
giuste, tutti, poveri e ricchi. Il voto è proprio una pedagogia per imparare uno
stile di vita, che può favorire e anticipare una storia differente".
Castità: "Credo che potremmo tradurre questo termine come il desiderio di tessere delle nuove relazioni nella storia… Tutti abbiamo bisogno di ripensare queste relazioni, non c'è nessuno che può dire che è casto, dobbiamo impararlo. Il problema è che noi abbiamo ridotto tutta la questione etica alla sessualità. In questi ultimi anni il magistero della Chiesa è stato tremendo su questa questione etica, perché ha concentrato tutto sul problema sessuale. Ma il problema sessuale è l'iceberg, la punta di tutta una problematica di relazioni quotidiane false con le cose, con le persone, con noi stessi".
Obbedienza: "Il termine obbedienza viene dal latino 'ob-audire', che significa ascoltare intensamente. Noi non siamo obbedienti, anche se per esempio noi suore pensiamo di esserlo, perché facciamo tutto quello che ci dicono; io non ci credo che questa si possa dire obbedienza, perché non esiste una familiarità con la vita… Si può essere obbedienti alla vita, se si ha familiarità con la vita, se la si riconosce. Non si può obbedire via internet, non si può obbedire a distanza, bisogna conoscere, esserci, restare".
A. Potente, suora domenicana