Ancora una risposta ad Armando

 


Gentile amico,

mi ha "passato" la sua lettera Ausilia Riggi con la richiesta di una risposta ovviamente riservata.

1) Il "caso" che Lei descrive è frequente e queste situazioni sono ben note alla gerarchia che non si preoccupa del fatto, ma è attenta a fare in modo che non diventino note. Essa così invita alla clandestinità e all'ipocrisia.

2) Sono molto avanti negli anni e ne conosco di tutti i colori tra i miei confratelli. Non credo che la cupola vaticano cambierà questa legge che ormai è osservata da una esigua minoranza. Lì non c'è interesse al bene delle persone. L'azienda cattolica pensa al prodotto, non agli operai e alle operaie.. Però vedo anche che molti preti passano anni ed anni in una immaturità sessuale ed affettiva che nel tempo procura molte angosce al prete e molto sofferenze alle donne.

3) Questi preti non possono cercarsi un ministero nelle realtà di base? Da giovani decisi che, come prete, non avrei mai accettato stipendi dalla mia chiesa. L'autonomia economica mi è stata di grande aiuto per la libertà delle mie scelte personali, comunitarie, teologiche. Conosco parecchi preti che si muovono in questa direzione. Alcuni sono entrati nelle comunità di base, altri hanno accettato un lavoro che permettesse loro di non dipendere dall'istituzione ecclesiastica. Il ministero può ripartire da un gruppo biblico in casa propria, un'eucarestia attorno ad un tavolo con alcuni fratelli e sorelle...

4) Vedo troppi preti che non prendono decisioni... Se "questi due" vogliono mettere su famiglia, per lei è l'ultimo chilometro utile. Incontro troppe donne che poi vengono letteralmente "congedate" dopo anni di tira e molla. Non giudico nessuno, ma quanta sofferenza... Il problema non è tanto quello di fare sesso, ma di verificare se è possibile vivere un amore in tutte le sue dimensioni e cercare il mondo di non buttare via il ministero. E' possibile, ma in questo caso bisogna saper assumere decisioni e cercare nuovi sentieri anche a livello lavorativo, teologico e psicologico.
Chi ripete solo le risposte già confezionate o percorre solo i sentieri già battuti, rischia di non andare lontano. Oppure sarà uno dei tanti preti che, sposandosi, cancella quella parte di sé (il suo essere prete) che forse non era affatto irrilevante. Certo, ognuno fa quel che vuole e soprattutto quel che può, ma se io avessi cancellato il mio essere prete sarei morto spiritualmente. Nel ministero trovo ogni giorno una sorgente di gioia e di creatività...
Un caro saluto a Lei e ai suoi due amici.

don Franco Barbero