Circa l'articolo sul celibato di Gesù in "Jesus"

Finalmente un discorso completo sul celibato di Gesù. Era ora che ne parlasse un esperto come don Ravasi, in maniera così esauriente e precisa. Mi auguro che leggano il suo articolo del n. 10 tutti/e coloro che ripetono argomentazioni non sostenute da conoscenza profonda della materia.

Eppure, per chi legge attentamente, verso la fine dell'articolo, non sono persuasive alcune entrate ed uscite dell'Autore.

Egli si rifà a John P. Meier, il quale sostiene che il Gesù storico "interpretò il suo celibato come conseguenza di una missione profetica totalizzante nei confronti di Israele"; e alla teologia di san Paolo, per il quale "in una società depravata…la verginità diventa un segno provocatorio". Intanto lo stesso non manca di mettere il suo "ma" al punto giusto: "Ma proprio in Giuseppe e Maria s'intrecciano verginità e nuzialità secondo un modello unico e perfetto".

Osservo, rifacendomi a tutta l'ultima parte dell'articolo: dov'è la linea divisoria tra celibato e matrimonio se Maria e Giuseppe realizzavano una scelta verginale totalizzante, e intanto agli occhi di chi li vedeva non rappresentavano "un segno provocatorio"? Dovremmo ammettere ciò che don Ravasi non concede, che il celibato era determinato, per i due, dalla situazione fisiologica, certamente riempita di alti contenuti, ma socialmente irriconoscibile. Allora cosa è un segno che non si vede?

E poi che ce ne facciamo di un modello unico e perfetto per la schiera di celibi-per-il-Regno, se agli occhi di tutti, è solo l'alone di sacralità connesso al tabù del sesso, che spinge ad idealizzare i/le consacrati/e? per non parlare della nocività connessa con tutti i tipi di esaltazione per le scelte eccezionali (divinizzanti!), alle quali sono collegate più facilmente le incongruenze di coloro che le vivono… da poveri mortali.

Forse si inciderebbe davvero in una società scristianizzata e "depravata" attraverso altri segni meravigliosi che esprimono il distacco del cuore (dalla ricchezza, dalle sicurezze eccetera), e mostrando come si può vivere felici in ogni vicissitudine, quando si mette al primo posto Dio e si ama a fatti il prossimo in maniera tale da renderLo tangibile; un Dio che si incarna e che si fa avamposto della Resurrezione a cui siamo destinati, resi incorruttibili in Lui. Perché diverremo asessuati? è in questo il grande discrimine tra il di qua e il di là?, o perché saremo rapiti in seno all'Amore, che dalla terra è già penetrato nel cuore di Dio?

Secondo il parere di un'inesperta, dopo aver detto che tra matrimonio e celibato l'unica differenza riguarda i carismi, i quali sono diversi ed uguali, bisognerebbe metterci un bel punto e basta.

ARP